Il nostro mondo in un

filo rosso di zafferano

I nostri prodotti raccontano l’amore

che mettiamo in ogni nostra preparazione

Costruiamo un’Azienda Agricola

Siamo Paolo e Micaela e abbiamo deciso di cambiare vita, lasciando i nostri precedenti lavori per costruire insieme questa nuova azienda. Da antichi trattati storici del XV secolo abbiamo scoperto che le nostre terre erano uno dei punti di riferimento per la coltivazione dello zafferano, ed è da questi testi che è partita la nostra avventura. Lasciamo il lavoro da architetto e direttore di banca per l’agricoltura e grazie all’amore ed alla passione facciamo nascere prodotti sani e genuini coltivati con impegno e cura quotidiana.

 

L’Azienda Agricola Corda Paolo nasce nelle stupende colline del Monferrato astigiano, grazie alla determinazione di riportare in Piemonte l’antica spezia dello zafferano.

Il metodo di coltivazione che adottiamo non è biologico e neanche biodinamico, lo definiremmo più il metodo del “buon senso”. La nostra azienda non utilizza né prodotti chimici né diserbanti, ma crea l’ambiente e la condizione migliore di vita per ogni tipologia di pianta. Non vengono dati trattamenti preventivi, ma se necessario solo trattamenti consentiti nelle coltivazioni biologiche. Questa scelta è stata fatta per rispettare la natura che in modo “naturale” ci da già tante cose per poter proteggere o migliorare le nostre coltivazioni.

Per lo zafferano, ad esempio, prepariamo ogni anno un terreno coltivato con colture di sovescio, che significa far crescere alcune varietà erbacee che vengono tagliate e lasciate compostare nella terra. In questo modo il terreno verrà nutrito e concimato in modo sano e il nostro zafferano troverà molta sostanza con cui crescere.

Tutte queste attenzioni sicuramente rendono la nostra produzione limitata e non intensiva, ma è una scelta di qualità che il consumatore finale percepisce in modo netto e incontrastato.

Il Nostro Team

Contatti

Azienda Agricola Corda Paolo
Regione San Grato 71
14018 Villafranca d’Asti AT Italy

TELEFONO
Paolo +39 3925340031
Micaela +39 3498045848

EMAIL
info@ilfilorosso.eu

MICAELA SOLDANO

MICAELA SOLDANO

Agricoltore

La mia vita lavorativa è iniziata da giovanissima, passando dal ramo assicurativo a quello bancario, partendo dal basso fino ad arrivare a fare il direttore di banca. Mentre portavo avanti la mia carriera ho concluso i miei studi con una laurea di Economia e Direzione delle Imprese. Poi nella mia vita è arrivato Paolo che mi ha travolto in questo nuova idea di vita. La scelta di lasciare tutto è stata forte, ma oggi rifarei tutto da capo.

PAOLO CORDA

PAOLO CORDA

Agricoltore

Mi sono laureato a pieni voti in Architettura e per alcuni anni ho lavorato in uno studio che si occupava di fonti rinnovabili e bioedilizia, inoltre ero assistente di Facoltà di un docente. Poi però la passione per la terra mi fatto lasciare questo mondo per dedicarmi anima e corpo alla crescita della mia azienda. Oggi mi sento realizzato e contento della scelta fatta, sono un agricoltore, un marito e un padre felice.

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14018 Villafranca d’Asti AT Italy

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Azienda Agricola Corda Paolo

Regione San Grato 71 – 14018 Villafranca D’Asti – Italy

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Micaela e Paolo: “Abbiamo cambiato vita per amore dell’agricoltura”

Spesso ci siamo sentiti dare dei pazzi per aver abbandonato, soprattutto in questo periodo di crisi, lavori sicuri e ben retribuiti, ma possiamo assicurare, che la soddisfazione e l’orgoglio di veder realizzare il nostro sogno nel cassetto, ci rende veramente fieri e sicuri di aver fatto la scelta giusta. LEGGI TUTTO L’ARTICOLO

IL FATTO QUOTIDIANO

“Noi, laureati e coltivatori felici di zafferano. Ci siamo licenziati per fare un salto nel vuoto. E abbiamo fatto bene”

“Essere agricoltori non significa fare un lavoro svilente: siamo istruiti, imprenditori, siamo al passo con la società”. Micaela Soldano, 35 anni, astigiana, ha lasciato il suo posto di lavoro a tempo indeterminato come dirigente di banca. Suo marito, Paolo Corda, 31 anni, laureato a pieni voti in Architettura al Politecnico, ha messo da parte la sua carriera avviata da architetto. Da quasi 7 anni i due coniugi gestiscono un’azienda che produce, coltiva e vende lo zafferano. Ed oggi, alla fine, fanno quello che sognavano da tempo: “Abbiamo fatto un passo nel vuoto, ma avevamo ragione”. L’idea di cambiare vita non è stata presa a tavolino, ma è arrivata col tempo. L’obiettivo è ambizioso: riportare in auge l’antica coltura dello zafferano del Monferrato e farlo conoscere come prodotto tipico piemontese. “Il nostro interesse è cresciuto quasi di giorno in giorno – raccontano –. Siamo poi arrivati al punto in cui non volevamo più stare chiusi tra quattro mura, avevamo bisogno di stare nei campi”, sorride Micaela. Dopo il licenziamento la coppia si mette alla ricerca di un terreno da coltivare. Ne trovano uno proprio a 40 chilometri da Torino, sulle colline astigiane, a Villafranca d’Asti. Paolo, come ultimo lavoro da architetto, ristruttura l’intero casolare. È lì che i due si trasferiscono stabilmente, con intorno i terreni da lavorare da 2.500 metri quadri. Nei mesi di ottobre e novembre Micaela e Paolo sono nel campo già alle 4 del mattino, muniti di torcia e guanti. È così che inizia la raccolta dei fiori. “Li raccogliamo a mano, uno per uno. Alle 8, poi, ci trasferiamo in laboratorio, dove apriamo ogni singolo fiore, ne estraiamo lo zafferano e i pistilli, che mettiamo ad essiccare”. Il lavoro, a volte, finisce quasi a mezzanotte. “No, in quel periodo non si guarda l’orologio – sorridono –. Il fiore è estremamente delicato. Se lo lasciamo anche un giorno in più rischiamo di farlo marcire”. Nel resto dell’anno, invece, viene pulito il campo dall’erba, filo per filo, “tutto rigorosamente a mano per non rovinarlo”. La reazione di amici e parenti è stata diversa. I genitori, ad esempio, erano “a dir poco stupiti e scioccati”. “Hanno anche tentato di mediare sull’argomento, proponendoci dei compromessi – spiegano i due – ma la decisione, oramai, l’avevamo presa”. Gli amici, invece, sono stati i primi sostenitori della coppia. Oggi Micaela e Paolo vivono coltivando e vendendo in forma diretta lo zafferano, partecipano a mercatini nella zona e curano attivamente sito web e pagina facebook. Ogni fase del processo viene svolta a mano, senza l’aiuto di mezzi meccanici o prodotti chimici. Oltre allo zafferano, producono confetture di fragole, lampone, mirtilli e more. In più, producono un liquore distillato, sempre allo zafferano, dalla “ricetta segreta”. Nei periodo di maggior fatica non manca l’aiuto dei genitori che “sono giovani e in pensione, e danno una mano”. Ma l’azienda ha all’attivo anche collaborazioni con cooperative e un particolare progetto di agricoltura sociale. “Negli ultimi anni sono partiti percorsi di tirocinio per giovani diversamente abili – spiega Micaela –. Questi ragazzi lavorano con noi, stanno a contatto con la natura, ci mettono allegria. Abbiamo imparato molto da loro”. Grazie allo zafferano Micaela conferma che si riesce ad arrivare più che dignitosamente alla fine del mese. “La stabilizzazione devo dire che è arrivata abbastanza in fretta, già dal secondo anno l’attività ha portato i suoi frutti, in tutti i sensi”, aggiunge. Insomma, i due coniugi astigiani sono in grado di mantenersi e, anzi, hanno fatto diversi investimenti in azienda per migliorare alcune fasi del processo produttivo. “Bisogna però sottolineare che il nostro tenore di vita è radicalmente cambiato – spiega Micaela –. In una grande città come Torino le spese erano senza dubbio molto più elevate. La vita in campagna invece ti porta a non cadere nella trappola del consumismo, abbiamo il nostro orto e la spesa la facciamo nelle aziende agricole qui vicino. E poi, diciamocela tutta, la sera siamo così stanchi che gli aperitivi e le uscite si contano ormai sulle dita di una mano”. Le difficoltà, certo, non sono mancate. Come quelle burocratiche, che hanno rallentato l’avvio dell’azienda per oltre due anni. Ma Micaela e Paolo non hanno rimorsi. E, anzi, guardano avanti, anche grazie alla loro primogenita nata a luglio 2014. “Siamo fiduciosi. Si sta tornando alla cultura del buon cibo”, dicono. Un consiglio ai giovani? “Tornare alla terra. Molti anziani non ce la fanno da soli. Qui c’è lavoro per tutti”.

01-04-2016 – Raffaele Nappi